Farmaci per attacchi di panico

 

La competenza sulla scelta dei farmaci per gli attacchi di panico deve essere esclusivamente ricondotta sempre alla consulenza di uno psichiatra ed associato al percorso psicoterapeutico.

Gli effetti dei farmaci si riscontrano solo ed esclusivamente sulla sintomatologia depressiva ed ansiosa e non sulle cause del disagio che ha invece origini psicologiche.

L’assunzione dei farmaci per gli attacchi di panico se condotta in modo autonomo, senza seguire le indicazioni di somministrazione medica previste rinforza la convinzione secondo cui  il disturbo da attacchi di panico abbia origini esclusivamente biologiche, ma non è così.

 

L’ANSIA NON É UNA MALATTIA

 

Perciò l’ansia non è una malattia, né genetica né organica, ma è soprattutto un’esperienza psicologica soggettiva che se viene mal gestita influenza l’individuo nella vita di tutti i giorni e nella capacità di decidere, di fare le proprie scelte.

Detto ciò è importante sapere quali sono i farmaci principali che vengono utilizzati nel disturbo d’attacchi di panico e come agiscono.

Le  tipologie di farmaci più comuni che vengono oggi impiegate, in modo combinato, sono gli antidepressivi  e gli ansiolitici.

FARMACI PER ATTACCHI DI PANICO: IL CONTRIBUTO DELLA FARMACOLOGIA

 

Convenuti sul fatto che l’ansia non è una malattia, una parte della ricerca moderna sulla neurofarmacologia per i disturbi d’ansia, e del panico, valuta l’efficacia dell’uso farmacologico in base:

  • alla misurazione del comportamento (risposta innata, congelamento, fuga, evitamento)
  • ai cambiamenti fisiologici (risposte del sistema nervoso autonomo ed endocrino)
  • all’attivazione del cervello ( complessiva o specifica)

ovvero a tutto ciò che è misurabile oggettivamente e che si pensi, come ipotesi, abbia un legame con le componenti genetiche di tipo ansioso e dell’attacco di panico.

Ma in realtà l’ansia è un’esperienza soggettiva ed emotiva, nonostante ciò la ricerca biologica è orientata a trovarne il gene responsabile che finora non è stato trovato.


LE TIPOLOGIE DI FARMACI

I più comuni ansiolitici (le benzodiazepine) vengono impiegati  perché hanno un effetto rapido nella diminuzione dell’ansia anticipatoria (ovvero lo stato fisico e mentale ansioso in cui si prova la paura che l’attacco di panico si verifichi di nuovo).

Alla percezione dell’effetto positivo e tranquillizzante che agisce rapidamente sullo stato ansioso, consegue il rischio di convincersi che tutte le volte che ci si sente ansiosi è possibile usarlo e stare meglio.

Tale convinzione ne comporta un uso improprio (abuso) anche per chi non lamenta disturbi d’ansia, ma semplicemente desidera sentire meno ansia.

L’esperienza dell’ansia, ricordiamo, non è distruttiva di per sé e se negata impedisce di conoscere il modo in cui percepiamo le nostre difficoltà di decision making (capacità di scelta) e il modo di superare i nostri limiti.

Gli ansiolitici presentano inoltre effetti collaterali indesiderati:

  • la sedazione
  • rilassamento muscolare
  • disturbi per la memoria
  • potenziale dipendenza
  • sintomi d’astinenza quando viene interrotta la somministrazione.

 

Tra i farmaci antidepressivi, oltre agli antidepressivi triclici, gli SSRI e SNRI (Inibitori della ricaptazione della Noradrenalina e della Serotonina) risultano efficaci perché favoriscono l’equilibrio di produzione tra noradrenalina e serotonina.

Agiscono infatti sulle funzioni dell’amigdala, quella zona del cervello coinvolta anche nella percezione della paura, nella regolazione dell’umore e nell’attivazione di tutti quelle sensazioni fisiche e corporee legate allo stato ansioso coinvolte in un attacco di panico, il Locus Coeruleus.

 

La somministrazione è sempre soggettiva e dipendente dal tipo di risposta del soggetto che è tenuto sempre a rispettare il dosaggio, le indicazioni dello specialista e mai tentare un’autogestione.

A seguito della definitiva scomparsa dei sintomi la terapia farmacologica si riduce e progressivamente se ne sospende l’assunzione.

 

 

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