Freud: ansia e attacchi di panico

Introduzione

Freud sancì la nascita della psicoanalisi e rivoluzionò la conoscenza sul funzionamento mentale dell’individuo. Attraverso l’introduzione del concetto del conflitto inconscio egli affermò che, proprio l’impossibilità di gestirlo in modo autonomo, conducesse l’individuo a:

  • un atteggiamento di evitamento dello stesso (rimozione)
  • alla sua esclusione dalla realtà (della coscienza)
  • al tentativo di adattarsi alla realtà interna ed esterna

A partire dagli studi e le scoperte di Freud, così come l’angoscia rappresenta il sintomo di un conflitto inconscio che si esprime attraverso la nevrosi e i meccanismi di difesa dell’Io così l‘ansia,  quando non viene investita della giusta importanza sta alla base del disturbo d’attacchi di panico.

 

Angoscia, Ansia e Attacchi di Panico

 

Freud con il suo lavoro rivoluzionò la conoscenza sul funzionamento mentale attraverso l’introduzione di un concetto ormai affermato e conosciuto: il conflitto inconscio. L’angoscia, essendo la componente prevalente con cui il conflitto si “esprimeva”, rappresentava il sintomo principale di quello che definì come il disturbo psichico di cui si occupò prevalentemente, cioè la nevrosi.

Attraverso l’analisi dei sintomi e lo studio dei problemi legati all’angoscia, Freud teorizzò e concepì la nevrosi d’angoscia. La psicoanalisi fu il metodo tramite cui esprimerne, conoscerne e curarne i sintomi.

In un primo momento Freud considerò l’ansia come conseguenza dell’impossibilità di esprimere una pulsione sessuale libidica, a causa dell’inaccettabilità dei desideri di cui era portatrice. Rimanendo inespressa produceva i sintomi, ovvero modalità non adattive e insoddisfacenti di condurre la propria vita relazionale, sociale e lavorativa.

In seguito, con la riformulazione teorica della struttura psichica, Freud concepì come sede dell’angoscia l’Io, e quest’ultima non fu più vista come la conseguenza di una libido inespressa e trasformata, ma come reazione dell’Io di fronte alla minaccia di una situazione traumatica.

Dal conflitto tra pulsioni aggressive e sessuali (tra Es e Super-Io) proprio la nevrosi d’angoscia fu definita come il tentativo fallito di riorganizzazione psichica di un pensiero o un evento rimosso dalla mente.

Per questo Freud riconsiderò l’insorgenza dell’ansia come un segnale, una reazione ad eventi collegati al ricordo di precedenti esperienze traumatiche e minacciose, che aveva una valenza e una funzione conservatrice per l’individuo e, nonostante l’origine conflittuale, ne facilitava l’adattamento psicologico.

 

OGGI

Oggi, sulla base del lavoro di Freud, nel quadro psicodinamico del disturbo d’attacchi di panico è importante focalizzare l’attenzione sull’ansia perché è quel segnale adattivo che indica:

  • la presenza di un conflitto inconscio
  • la presenza di meccanismi di difesa inconsapevolmente agiti dall’Io
  • il tentativo di affrontare il conflitto attraverso la rimozione di sentimenti e pensieri ritenuti inaccettabili.

 

Per Conclusione

Freud descrive la natura della relazione tra l’individuo e la non consapevolezza della situazione inconscia: ” il pericolo reale è un pericolo che conosciamo, l’angoscia reale è angoscia di fronte a questo pericolo. L’angoscia nevrotica è angoscia di fronte a un pericolo che non conosciamo […] dunque un pericolo ancora da scoprire (attraverso) l’analisi […] ” (Inibizione, sintomo e angoscia 1925 – la parentesi è nostra).

Così come l’angoscia nella nevrosi così l’ansia, nel disturbo d’attacchi di panico, rappresenta l’elemento  da cui origina il disagio psicologico nell’individuo, in questo caso, un attacco di panico.

Fulcro del lavoro su sé stessi per risolvere il disturbo d’attacchi di panico sarà quindi acquisire una maggiore consapevolezza e conoscere sè stessi per gestire la propria ansia.

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