Panico: training per volare tranquilli

Il training per il controllo della paura in aereo è rivolto a quei passeggeri ansiosi che sperimentano un senso d’incontrollabilità e la possibilità di una morte terribile ed imminente.

Molte persone adottano una serie di tecniche più o meno efficaci per superare tale difficoltà. C’è da dire però che alcune di queste “tecniche” oltre ad essere inutili sono anche dannose e pericolose.

La più diffusa, ma anche la più pericolosa ed inutile, è l’assunzione di bevande alcoliche. Come è noto, infatti, modiche quantità di alcool provocano un allentamento della tensione emotiva, un rilassamento muscolare e una vasodilatazione generalizzata, tutti effetti che nel complesso corrispondono a quelli della “reazione di rilassamento”, e che quindi in qualche modo contrastano gli effetti della reazione di allarme.

Molti passeggeri ansiosi, avendo sperimentato per caso o per abitudine questi effetti di “intontimento” piacevole, li utilizzano regolarmente ogni qualvolta debbano affrontare un viaggio in aereo.

A parte la discutibilità del metodo in sé, ci sono delle effettive controindicazioni all’utilizzo dell’alcool come ansiolitico.

L’assunzione in dosi eccessive può provocare effetti spiacevoli, fino a veri e propri eventi paradossi, come irrequietezza, agitazione psicomotoria e panico; il binomio alcool/alta quota, inoltre, può diventare estremamente rischioso per alcune categorie di soggetti, come gli obesi, cardiopatici e gli ipertesi, a causa del sommarsi degli effetti stressanti di entrambi sul sistema cardiovascolare che, unitamente all’intensità dell’attivazione emotiva legata alla situazione di volo, può peggiorare la situazione.

Il training volto al controllo della paura

Da diversi anni sono diffusi in tutto il mondo seminari e corsi, indetti dalle principali compagnie aeree internazionali, istituti e singoli terapeuti per aiutare le persone a sconfiggere questa paura.

In questi corsi si cerca di tirare fuori dai partecipanti le loro paure e di esorcizzarle.

Solitamente si utilizza un approccio comportamentale basato su tre punti:

1 – l’esposizione allo stimolo fobico,

2 – fornire informazioni dettagliate sull’aereo, sul volo, sull’ansia e sulle fobie,

3 – insegnare delle tecniche di rilassamento.

L’esposizione può essere graduale, e in tal caso la persona viene avvicinata al volo per tappe successive: dal parlarne insieme, al fatto che i corsi si tengono in aeroporto, al simulatore di volo, fino al volo.

In altri casi l’esposizione è “massiccia” e il volo diventa la prima parte del programma.

In Italia, ad esempio, l’Alitalia ha istituito “Voglia di Volare”, un programma che ha permesso a più di 1500 persone di infrangere questa barriera e di vincere la propria scommessa contro la paura di volare.

Si tratta di seminari che si svolgono a Roma e a Milano, in alcuni fine settimana, e che prevedono l’apprendimento delle tecniche di rilassamento, l’incontro con uno specialista nel trattamento dell’ansia, oltre che con un comandante, un assistente di volo e un ingegnere.

Ma poiché niente convince quanto “toccare con mano”, i partecipanti vengono anche invitati a visitare gli hangar, dove possono familiarizzare con le operazioni di manutenzione ed entrare in contatto molto concretamente con l’aereo, visto dal lato di chi si occupa di assicurarne l’operatività e che risponde in questa occasione alle domande dei visitatori.

Conclusioni

Nella mia storia ho trovato di notevole aiuto esorcizzare la mia paura mettendola in mostra in modo scherzoso o superandola andando a immaginare le storie dei passeggeri presenti sul mio aereo.

In altre parole cercando di far giocare quel bambino che voleva volare per conoscere il mondo e la gente e che a quattro anni, in un mattino pieno di sole e con la tramontana che sferzava il suo viso, s’incamminò, con il suo amichetto preferito, per entrare dentro la pancia dell’aereo e……

 

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