Paura di volare

La paura di volare rientra nella categoria dei disturbi d’ansia, e come tale si manifesta.                  Nel quadro clinico si possono ritrovare i sintomi somatici e quelli psichici dell’ansia, singolarmente o in associazione:

Sintomi paura di volare

I sintomi somatici interessano i vari apparati:

  • cardiovascolare (tachicardia e/o vasocostrizione periferica che provocano una sensazione di freddo alle estremità e i brividi);
  • respiratorio (tachipnea che comporta un respiro corto, superficiale e frequente, la sensazione di mancanza d’aria, un senso di oppressione toracica);
  • ghiandolare (aumento della sudorazione);
  • gastrointestinale (nausea, vomito, senso di gonfiore, crampi addominali, sensazione di “farfalle nello stomaco”, diarrea);
  • urogenitale (aumento dello stimolo all’urinazione e della diuresi);
  • muscolare (senso di tensione e dolore muscolare, cefalea “a casco”, rigidità e dolori alla regione cervicale).

I sintomi psichici includono:

  • una sensazione generale di attesa penosa;
  • la paura di impazzire o di morire;
  • la paura di perdere il controllo.

La crisi d’ansia si può manifestare subito prima o durante il volo stesso, per cui il soggetto si blocca, magari proprio al momento del check-in oppure durante il rullaggio in pista, e decide di tornare indietro.

In altri casi ancora, e sono quelli più drammatici per l’intensità del malessere che li caratterizza, la crisi acuta avviene proprio durante il volo, quando ormai non è più possibile tornare indietro, ed è proprio questa ineluttabilità, questa impotenza ad intervenire sul corso degli eventi, che rende questo tipo di situazione più penosa di altre, anche nella memoria e nella rievocazione dell’episodio.

Una conseguenza diretta di tale modalità acuta di esordio è il blocco improvviso, per cui persone che fino a quel momento avevano volato per anni, senza particolari disagi, dall’oggi al domani si rifiutano categoricamente di prendere l’aereo, e tale rifiuto può durare anni o addirittura decenni. Infatti, un elemento che caratterizza l’aerofobici  è proprio l’evitamento.

I soggetti temono l’intensità dei sintomi a tal punto da evitare a tutti i costi  l’aereo, preferendo a volte faticosissime alternative per raggiungere la meta del viaggio. A questo proposito, è interessante osservare come il grado di consapevolezza che ciascuno ha di stare evitando la situazione sia molto soggettivo: alcune persone mascherano l’impossibilità con la non volontà, evidenziando una totale mancanza di chiarezza rispetto al proprio grado di autonomia e alla propria capacità di scelta.

La paura di volare non insorge solo a causa dei vuoti d’aria o delle turbolenze atmosferiche, ma è riconducibile alla storia personale dell’individuo. Può manifestarsi in qualunque momento della vita, a volte in maniera brusca, più spesso in maniera graduale. In alcuni casi esistono, nella storia recente o più remota della persona, eventi a cui può essere fatta risalire l’insorgenza del sintomo, o a cui, se non altro, il soggetto stesso fa riferimento, come causa o evento scatenante la paura. Nel caso di un’insorgenza improvvisa spesso esiste un evento traumatico che viene eletto ad evento scatenante unico e assoluto. Come in ogni altro caso di esordio più o meno improvviso di una sintomatologia fobica, la causa non è mai rintracciabile in un’unica situazione o evento: più spesso si assiste ad una complessa catena di circostanze che, intrecciandosi variamente con la personalità del soggetto e con le sue esperienze emozionali, si evolvono nel tempo fino a condurre, spesso attraverso un evento particolare che funge da elemento scatenante, alla manifestazione del disagio nella sua pienezza.

Tali circostanze possono essere le più varie, e possono avere per il soggetto un particolare significato legato, di volta in volta, alle sue prime esperienze di relazioni interpersonali, al grado di autonomia personale, alle sue attuali relazioni affettive più significative, alle dinamiche interne a queste relazioni ivi compreso il senso personale attribuito all’idea di legame, di separazione e di perdita. L’insieme di questi significati può trovare un contenitore comune nell’oggetto-aereo, che per le sue caratteristiche peculiari di essere strumento rapido di allontanamento, di separazione e distacco, ben si presta a raccogliere le angosce di morte.

La grossa paura infatti non è volare, ma staccare i piedi da terra, nel suo significato simbolico. Il distacco è un grosso problema per alcune di queste persone: tenere i piedi per terra è segno di ricerca di certezze, di stabilità, di poter contare su cose certe; il distacco richiama sempre delle ferite aperte, degli allontanamenti che in passato ci hanno fatto star male.

Altri invece hanno il terrore di affidarsi ad un altro, di non poter controllare la situazione direttamente, né in condizioni normali, né in condizioni di pericolo. Paura tipica di chi solitamente ha difficoltà a farsi guidare da altre persone, anche semplicemente in macchina: è la cosiddetta ‘Sindrome del Passeggero’.

Le fantasie più grosse che pervadono queste persone sono quindi l’incontrollabilità del   l’evento e la possibilità di una fine terribile.

Molte persone adottano una serie di tecniche più o meno efficaci per superare tale difficoltà. C’è da dire però che alcune di queste “tecniche” oltre ad essere inutili sono anche dannose e pericolose.

La più diffusa, ma anche la più pericolosa ed inutile, è l’assunzione di bevande alcoliche. Come è noto, infatti, modiche quantità di alcool provocano un allentamento della tensione emotiva, un rilassamento muscolare e una vasodilatazione generalizzata, tutti effetti che nel complesso corrispondono a quelli della “reazione di rilassamento”, e che quindi in qualche modo contrastano gli effetti della reazione di allarme.

Molti passeggeri ansiosi, avendo sperimentato per caso o per abitudine questi effetti di “intontimento” piacevole, li utilizzano regolarmente ogni qualvolta debbano affrontare un viaggio in aereo.

A parte la discutibilità del metodo in sé, ci sono delle effettive controindicazioni all’utilizzo dell’alcool come ansiolitico.

L’assunzione in dosi eccessive può provocare effetti spiacevoli, fino a veri e propri eventi paradossi, come irrequietezza, agitazione psicomotoria e panico; il binomio alcool/alta quota, inoltre, può diventare estremamente rischioso per alcune categorie di soggetti, come gli obesi, cardiopatici e gli ipertesi, a causa del sommarsi degli effetti stressanti di entrambi sul sistema cardiovascolare che, unitamente all’intensità dell’attivazione emotiva legata alla situazione di volo, può peggiorare la situazione.

 

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