Prima e dopo un attacco di panico

Introduzione

Nel periodo che precede il primo attacco di panico sono presenti difficoltà lavorative o affettive, tra cui la perdita del lavoro o una situazione precaria, il recente lutto o la convivenza con la malattia di una persona cara o di sè, situazioni di divorzio e difficoltà sentimentali.

La fase successiva all’attacco di panico segna l’individuo con una tensione emotiva e un’attivazione psico-fisiologica dell’ansia che provocano comportamenti atti ad evitare luoghi e situazioni che in qualche modo ricordano l’evento di panico; oppure a sviluppare un bisogno continuo (e quindi una dipendenza) di tipo relazionale, per potersi muovere, fare attività o uscire da casa.

 

LA FASE CHE PRECEDE L’ATTACCO DI PANICO

Le recenti ricerche indicano importanti correlazioni tra il primo attacco di panico e:

  • la paura per la perdita di un genitore e la paura ingiustificata di essere abbandonati
  • vissuti per una reale perdita (familiare, di coppia, professionale)
  • una separazione dal partner e conflittualità sentimentali
  • malattie organiche gravi

 

Da un punto di vista psicologico le cause del disturbo di panico rivelano situazioni di stress elevato e vissuti di lutto che hanno portato l’individuo ad adattarsi in diversi modi spesso opposti, come un atteggiamento in qualche modo minimizzava l’accaduto oppure catastrofico.

Entrambe le reazioni lasciano intendere che la conoscenza su come il proprio organismo si adatta ad una situazione problematica è da approfondire e migliorare. Ciò è possibile attraverso un lavoro di conoscenza di sé.

Oltre ad equipaggiarsi della lente per riconoscere quali sono i segnali di un attacco di panico è sempre importante mantenere il contatto con le proprie emozioni in relazione agli ambiti della propria vita sentimentale, lavorativa e di realizzazione personale.

Capita inoltre che nella gestione di un attacco di panico, la sopravvalutazione delle proprie capacità di farvi fronte influisce sulla possibilità di concepire l’ansia nel suo aspetto positivo, ovvero come tensione positiva che può essere utilizzata dall’individuo per far fronte alle novità e ai cambiamenti della vita.

 

LA FASE SUCCESSIVA

La fase successiva all’ attacco di panico lascia un senso malessere e affaticamento fisico e mentale, cui segue di solito l’intenzione di correre al pronto soccorso per capire cosa sia successo. La paura di avere gravi problemi di salute (malattie organiche dell’apparato cardiovascolare e altre malattie gravi) s’inserisce violentemente come l’ipotesi dell’evento di panico.

Il timore riguardo la presenza di una malattia organica suscita stati emotivi ambivalenti: da una parte la speranza è che la diagnosi medica non confermi la presenza di patologie gravi; ma, se dall’altra gli esami danno un esito negativo, l’incertezza riguardo alle cause dell’evento di panico, suscita e riattiva l’angoscia in un circolo vizioso di tensione e preoccupazione.

Come Freud affermava questa è generata da una situazione sconosciuta per cui la mente razionale dell’individuo ricerca le cause nei fattori ambientali, piuttosto che nel proprio mondo interiore.

Il luogo, l’orario e altri particolari della situazione acquisiscono significato per creare un quadro della situazione che permetta di comprenderne l’evento.

L’attacco di panico viene allora associato a quei fattori ambientali che, riattivando il vortice di ansia, pensieri e sensazioni fisiche negative, condurrebbero alla paura che il peggio possa verificarsi di nuovo. Oppure può accadere di allontanarsi da questa brutta esperienza con comportamenti evitanti.

La fase successiva di attacco di panico segna l’individuo con una tensione emotiva e un’attivazione psico-fisiologica dell’ansia che provocano comportamenti atti ad evitare luoghi e situazioni che in qualche modo ricordano l’evento di panico; oppure a sviluppare una dipendenza relazionale su cui  far affidamento per muoversi o uscire da casa.

Cosa fare: prima e dopo

Un atteggiamento evitante comporta molti rischi:

  • mette in crisi l’autonomia personale
  • compromette la qualità della propria vita
  • aumenta la probabilità che pervenga una sintomatologia depressiva.

È importante esprimere il proprio disagio per fronteggiare le emergenze e far affidamento ad un esperto per migliorare la propria consapevolezza.

Importanti ricerche confermano inoltre il ruolo della respirazione come fattore di recupero e gestione delle sensazioni fisiche ed emotive legate al panico.

Il ruolo della condivisione in un gruppo condotto da un terapeuta agevola la condivisione di informazioni utili alla gestione delle fasi del disturbo e alla scoperta di risorse personali.

Un approccio terapeutico valido che mira ad una risoluzione dei sintomi si basa sull’elaborazione del problema dalla radice del disturbo. Si lavorerà sull’elaborazione delle emozioni represse con lo scopo di liberare energie utili a gestire l’ansia, prendere coscienza dei  comportamenti non adattivi e acquisire strategie di prevenzione per tracciare un percorso di vita in autonomia.

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